LAMENTARSI DELLA LAMENTELA
Se lamentarsi è diventato lo sport nazionale, soprattutto in un momento di grande confusione e di mancanza di reali basi su cui costruire una propria opinione indipendente, l'upgrade di questo sport praticato da tantissime persone è la lamentela della lamentela.
Quando qualcosa non va siamo tutti, chi più chi meno, abituati a lamentarci dando la responsabilità all'esterno, a qualcun altro.
È divertente vedere poi che reagendo anche l'altro a sua volta, finisce col lamentarsi della lamentela, dell'altro...
Il culmine di tutto si è raggiunto in questo periodo nel quale a costo di avere ragione, non si discute neanche più, si fa spallucce e ci si lamenta in privato, tra o denti, in una sorta di sfogo soffocato.
Inutile dire che non fa bene, che crea emozioni negative e stagnanti, soffocate appunto.
Cosa fare?
Possiamo cominciare a vedere nell'altro la possibilità di "illuminare"quella parte di noi che facciamo fatica a riconoscere, una sorta di specchio nel quale, a dire il vero, ci si potrebbe lamentare solo di noi stessi.
Una frase che ho sentito molto tempo fa recita così:
"È inutile lamentarsi dello specchio se è la faccia ed essere storta."
Inoltre se si decide di cogliere l'opportunità di osservarsi attraverso l'altro si può compiere un potente lavoro di trasformazione.
Vivere l'emozione che ci cattura in quel momento non come vittime o effetto ma come causa, consapevoli del suo manifestarsi, standoci dentro e presenti a noi stessi.
Questo nel tempo aumenta il nostro senso di responsabilità attenuando il bisogno di lamentarsi e migliorando in modo pratico la relazione con noi stessi e con gli altri.
Provare per credere
M
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